OROLOGIO
DI FLORA
Scherzi
botanici
Angelo
Maria Ricci
Angelo M. Ricci compose a Rieti, nel 1827, le 24
odicine che costituiscono “L’orologio di Flora “. L’opera, che fu data alle
stampe nella città di Pisa, si inserisce nel filone, allora assai seguito, di
conferire dignità poetica alle scienze naturali, i cui lumi stavano
rivoluzionando l’Europa.
Nell’età in cui nasce la
fisica moderna e Darwin esplora l’origine della specie, muovendo dagli studi
del naturalista svedese Linneo dalla sua osservazione che i fiori, da maggio ad
agosto, si aprono e si chiudono in ore determinate della giornata, il poeta
immagina un orologio composto di 24 fiori a scandire le ore del giorno.
La scienza diventa
poesia: lo scorrere del tempo non è un’arida sequenza di una variabile
indipendente, ma la sublimazione della delicatezza e della incomparabile
bellezza della natura.
“Il bel mazzo di fiori
odorosi”, come lo definì il Sacchetti Sassetti, cioè le 24 odicine
anacreontiche che il Ricci chiamò “scherzi botanici”, esprimono il suo senso
della Natura, l’amore ammirato che egli nutri per i suoi colori e i suoi
profumi.
Molte odicine, tutte
composte di pochi versi facilmente godibili e raggruppati in quattro strofe, si
concludono con una riflessione
morale che segnala come il Poeta condividesse la visione classica che impone
all’arte di “insegnare” e di lasciare un solco nell’anima.
Significativo in tal senso il passaggio in cui il
Ricci rammenta che si può trovare solo
in se stessi ciò che si cerca, o quello in cui coglie la caducità della forma e
della bellezza.
Indimenticabile, tra le altre, e fortemente segnata
da reminiscenze classiche l’immagine del Sole che convoca le ore dinanzi al suo
carro e delle Ore che, prelevato un colore dall’Iride e spruzzatolo sui fiori,
consentono ad essi di dischiudersi al passaggio dell’astro; e quella conclusiva
della rosa il cui trascolorare dal bianco, al giallo, al rosso sottolinea la
fugacità del tempo.
Immagini che rinviano ai più grandi poeti e alla loro
chiaroveggente lettura della vita; lo scorrere del tempo segnalato dallo
schiudersi dei fiori mostra la inscindibile connessione tra lo spazio e il
tempo.
“L’Orologio di Flora” è pervaso, dunque, da
un’armonia semplice e composta che fu prima di tutto del mondo greco, dal quale
il Ricci trae ispirazione e suggerimenti, riuscendo a conciliare quella
sensibilità con la sua visione religiosa della vita.
La sua opera ha inviato
un messaggio universale e comprensibile a tutti e ovunque: la natura e l’uomo
sono un unicum inscindibile. E’ impossibile, pertanto, offenderne una risparmiando
l’altro.
E questo insegnamento
abbiamo privilegiato e fatto nostro, “realizzando” la sua visione poetica de
“L’Orologio di Flora”.
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