Angelo
Maria Ricci
Angelo M.
Ricci, letterato discendente da antichissima famiglia toscana, nacque a Mopolino, una
rocca della provincia aquilana, il 24 Settembre
1776. I genitori furono Stefano Ricci (amante e studioso della cultura latina) e Giuseppa
Pica Patrizia Aquilana (distintasi per le scienze e per le lettere).
Studiò nel Collegio Nazzareno di Roma, diretto dai religiosi
della scuola Piè dove Padre Francesco capì subito le doti del giovane Ricci e
volle guidarlo nella crescita
emotiva e culturale. Angelo Maria
così iniziò a studiare molto
seriamente e con particolare attenzione i classici Italiani, Latini e Greci.
Pochi anni dopo Padre Carlo Gismondi lo ammaestrò nelle scienze matematiche,
fisiche e naturali, che spesso usò come ispirazioni per le sue opere. Seguì
anche, sotto la guida di
Stefano
Borgia, gli studi di cultura religiosa. Fu felicissimo
della possibilità che gli era stata offerta e incominciò ad immergere anima e
corpo negli studi, fino a quando nel 1802 pubblicò (a Roma) Cosmogonia Mosaica,
con la quale attraverso la poesia cercava di difendere e far trionfare la
verità.
Giocchino Murat lo chiamò a Napoli per affidargli la cura dei suoi figli e della
sua biblioteca. Dopo poco fu nominato Professore di eloquenza regia
dell’università di Napoli, e qui dividerà il suo tempo tra cattedra e
corte. Angelo Maria Ricci fu autore due libri della
Vulgare Eloquenza scritti a Napoli nel 1813 che furono molto
amati. Sistematasi la situazione in Europa, Ferdinando I confermò Ricci
affidandogli la direzione degli spettacoli e dell’istruzione pubblica.
A questo punto della sua vita decise di tornare a Mopolino,
suo paese natale,
dove sposò D. Isabella Alfani, da cui ebbe 4 figli, e sfruttò questo periodo per
riposarsi. Più tardi si stabilì a Rieti, cominciò a scrivere poesie, fortemente
influenzate dalla cultura greca, latina e religiosa.
Nel 1819 scrisse l’Italiade e nel 1824 il S.Benedetto. La prima allude alla
fondazione del regno Lombardo-Veneto. Nel secondo scrisse delle nobili azioni di
un Patriarca di monaci. Dal nord al sud il Ricci fu molto amato anche perché
aumentavano sempre di più le opere dedicate alla nostra nazione. Nel 1828
morì sua moglie Isabella e così il poeta cadde in depressione, questo evento gli
ferì profondamente il cuore, e cominciò a scrivere Quelle Otto Elegie.
Nonostante tutto lui continuò a comporre, anche per distrarsi. In questo periodo
bruttissimo lui riuscì a scrivere delle opere molto profonde e belle, come:
Versione di Ruth, Orologio di Flora, l’Anacreonte di Thorwaldsen ecc… Fu
grandissimo e amatissimo il Ricci scrittore, ma non fu lo stesso per il Ricci
cittadino. Lo
Scrittore Morì il 1 Aprile 1850.
Le
immagini del palazzo Ricci
di Mopolino sono state tratte
dal libro di Roberto Messina
"Iconografia di Angelo
Maria Ricci".
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